Papà, insegnami la vita
Dodici lezioni di vita da scrivere e custodire
Papà, insegnami la vita è un diario guidato da regalare al proprio padre. Ogni mese lui risponde a una domanda sulle cose che ha imparato — gli errori, le scelte, quello che conta davvero — e alla fine il libro torna indietro compilato a mano. Dodici mesi, dodici temi. Non ricordi da rievocare, ma insegnamenti da consegnare.
Il problema che risolve
Ogni padre ha imparato qualcosa che vorrebbe trasmettere ai propri figli, prima che sia troppo tardi. Non grandi verità: cose concrete — la scelta che rifarebbe diversamente, l'errore che gli è costato caro, quello che ha capito solo dopo.
Quasi mai lo dice. Non per mancanza di affetto: perché a tavola non si parla di queste cose, perché l'occasione non arriva mai, e perché a voce certe cose vengono male anche a chi le pensa da anni.
Così succede che un figlio conosca i fatti della vita di suo padre — dove è nato, dove ha lavorato, chi ha incontrato — e non sappia quasi nulla di quello che la vita gli ha insegnato.
Questo libro serve a creare l'occasione che non arriva da sola.
Come funziona
Tu glielo regali. È il momento in cui gli dici, senza doverlo spiegare, che quello che ha da insegnarti ti interessa.
Lui lo compila con calma, un mese alla volta. Non c'è niente da consegnare entro una scadenza: ogni mese ha il suo tema e la sua domanda, e si va avanti al ritmo che sceglie lui. Le righe sono ampie, pensate per una mano che scrive a penna e non da anni al computer.
Ogni mese contiene la stessa struttura: una riflessione breve che apre il tema, la domanda del mese con due pagine per rispondere, qualche domanda in più per chi ha voglia di continuare, e uno spazio per una fotografia. In fondo al libro ci sono dieci pagine libere, per quello che non rientra da nessuna parte.
A fine anno te lo riconsegna. L'ultima pagina è la sua dedica, con la firma e la data. Quello che torna indietro non è più il libro che hai comprato: c'è la sua calligrafia, le cose che ha scelto di dirti e quelle che ha lasciato fuori, l'esperienza di una vita intera. Un giorno lo riaprirai per trovare una risposta, o solo per sentirlo vicino, e la sua voce sarà lì con te.
Alcune domande che troverai dentro
- Cosa hai capito sui soldi che vorresti aver saputo a vent'anni? cosa faresti diversamente, potendo tornare indietro?
- Qual è l'errore più grande che hai fatto, e cosa ti ha insegnato? cosa diresti al te di allora?
- Qual è stata la volta in cui hai avuto più paura, e come ne sei uscito? chi o cosa ti ha tenuto in piedi?
- Se potessi lasciarmi un solo consiglio, uno solo, quale sarebbe?
[SEGNAPOSTO] Foto delle pagine interne — opzionali, da fornire.
Com'è fatto
- Formato 15,2 × 22,9 cm (6 × 9 pollici)
- 116 pagine
- Carta color crema
- Righe ampie, pensate per la scrittura a mano
- Disponibile in brossura e in copertina rigida
- Collana Le Cose che Restano
A chi è adatto
È il regalo giusto se…
- tuo padre è uno che non parla facilmente di sé, ma quando lo fa dice cose che ti restano;
- vuoi dargli l'occasione di fare una cosa che in fondo desidera — trasmetterti quello che ha capito — senza dover trovare il momento giusto per dirlo;
- c'è un'occasione che conta: un compleanno importante, un Natale, la festa del papà;
- vuoi un regalo che non si consumi il giorno stesso, e accetti che ci voglia il suo tempo per tornare indietro;
- ti interessa quello che ha imparato, non solo quello che ha fatto.
A chi non è adatto
Non è il regalo giusto se…
- tuo padre ha difficoltà a scrivere a mano, per la vista o per le mani: questo libro chiede di scrivere;
- si aspetta un oggetto da tenere per sé, da usare o da mettere in vista: questo torna indietro a te, ed è tutto il suo senso;
- speri che ricucia un rapporto interrotto. Funziona dove un legame c'è già: non ne crea uno che manca.
Domande frequenti
Mio padre non ama scrivere. Funzionerà lo stesso?
È il caso per cui è costruito. Molti diari di questo tipo propongono centinaia di domande tutte insieme: chi non ama scrivere apre il libro, sfoglia, lo richiude — e resta vuoto. Qui ogni mese c'è una sola domanda che conta, e bastano dodici risposte per arrivare in fondo. Le righe sono ampie, pensate per chi non scrive a mano da anni.
Vale anche al contrario. Se tuo padre è uno che quando comincia non si ferma più, sotto la domanda del mese ne trova altre, e in fondo al libro dieci pagine libere per quello che non rientra da nessuna parte. Il ritmo lo decide lui, in entrambe le direzioni.
Quando deve cominciare? Deve aspettare gennaio?
No, i mesi non hanno un nome: sono dodici tappe, non gennaio-dicembre. Si può cominciare in qualsiasi momento. Anzi, scegliendo bene la partenza l'ultima pagina cade su una data che conta — un compleanno, un Natale — cioè il giorno in cui te lo riconsegna.
Va bene se sono una figlia?
Sì. Tutte le domande sono scritte senza dare per scontato il genere di chi riceve il libro: funzionano identiche per un figlio o per una figlia.
Quanto tempo ci vuole per compilarlo?
È pensato su dodici mesi, una domanda alla volta, ma il ritmo lo decide chi scrive: chi ha voglia può andare più veloce e finirlo prima. Non ci sono scadenze e un mese saltato si recupera.
Che differenza c'è con un diario dei ricordi?
I diari di ricordi sono organizzati per fasi della vita e chiedono di raccontare cosa è successo. Questo è organizzato per temi — i valori, le scelte, gli errori, la paura — e chiede cosa se ne è imparato. Contiene anche spazi per le fotografie, ma il centro sono gli insegnamenti.
Meglio la brossura o la copertina rigida?
Dipende da quanto conta l'occasione. La rigida resiste agli anni ed è pensata per un libro che verrà riaperto a distanza di tempo, non letto una volta e riposto; la brossura costa meno. Sono lo stesso libro dentro: cambiano solo la rilegatura e la resa nel momento in cui glielo metti in mano.
Disponibile in copertina rigida e brossura: il formato si sceglie sulla stessa scheda Amazon.